Non avevo mani

Non avevo mani prima di ieri

non sapevo stringere, sfiorare, sostenere, accompagnare.

Non avevo nemmeno dita forti

coraggiose al punto da indugiare lungo l’equiliblrio del sensibile

fino a svelare il gioco tra resistenza e vulnerabilità.

Mi pare quasi di non aver toccato 

prima di ieri

di non aver mai conosciuto il piacere dell’impronta,

ma ogni cosa ora mi si accomoda tra le dita

che diventano prolungamento di ciò che forte si espande

instancabile e immenso

dal mio petto.

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Cosmo pirotecnico

Mi turba ancora il ribollire dell’acqua.

Scopro vulnerabilità contemplando la trasformazione

e il morbido si lascia incidere,

raccontando

parole piene d’impulso e fertilità.

Comincio cambiando pelle sui sassi del torrente

poi galleggio sinuosa attraversando il largo corso d’acqua.

 

Dove sta l’Epifania?

È nel mezzo dello spazio tra terra e cielo:

laddove si trovano i colori del Grande Fuoco d’Artificio.

                                                 

Profeta e specchio

Specchio incredulo sono gli occhi della gente.

Mi guardo e mi riguardo

scovo negli angolini bui dei sospiri

le mie paure

mature o acerbe

che boccheggiano della spavalderia che mi appartiene.

Tristezza e noia della distrazione

si arrotolano come morbide spire

tappando la visione

e inciampando nel mio stesso rumore

scavalco la mia indulgenza

verso il me che esala dalle altrui brutture.

Mi ritrovo al fine

spoglia dal giudizio.

E avanzo ne mio cammino

facendomi profeta e specchio.

Cruna sottile

Entusiasmami con il giungere del tuo prezioso sguardo di cervo

sbuffa vapore dalle narici

scosta i capelli con un gesto deciso.

 Abbassa solo un pochino la fronte

e da sotto scruta con circospezione i tuoi dintorni,

poi annusa con gli occhi la direzione giusta

e stringi forte lo sguardo

come a infilarlo

piano

nella cruna sottile di un capello bianco.

 

Accarezzo la coscienza e quando mi riesce la cheto

 ché ho fatto il mio dovere

ma non mi distraggo e soprattutto non mi confondo:

quello sguardo preciso e attento 

a nulla serve che non sia amore.

A me gli occhi

-Dai, facciamolo

-Ma non capisco a cosa serva…

-Non importa. Uff, quante domande fai, fallo e basta, che ti costa?

-Mi piace sapere perché dovrei farlo…

-Te lo sto chiedendo io, non è sufficiente? Solo pochi secondi, consideralo un favore.

-Un favore a te?

-Un favore che fai a me che poi, siccome io sono te, potrebbe anche piacerti.

-Vabbè… Quindi, devo guardarti negli occhi come se mi stessi guardando allo specchio…

-Eh…

-Mah

-Che c’è ancora?

-Ero convinta di essermi pettinata stamattina!

 

 

Conosci?

Conoscere non è sapere.

Conoscere non è toccare, vedere, udire, sentire.

Conoscere si ferma là dove comincia il tuo cammino

e ti aspetta caparbio in quel punto

preciso

del cerchio.

PSSS

Fatti furrbooo…

Sii coraggioso:                                       salta nel mezzo!

 

ti scorterà per tutto il Tempo camminandoti accanto

appena un passo

dietro il tuo odore.